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Cineasti classici





JACQUES TATI: libera ed allegra eccentricità!


Per François Truffaut "Un film di Bresson o di Tati è necessariamente e a priori un'opera geniale, semplicemente per il fatto che dall'inizio alla fine vi è imposta un'unica, assoluta autorità". Jacques Tati (Francia, 1908-1982) ha scritto, diretto ed interpretato sei indimenticabili lungometraggi; inimitabile ed inclassificabile non è solo uno straordinario clown, ma soprattutto un cineasta particolarmente estroso ed innovativo.

Con dichiarata anarchia, manifestata sullo schermo con libertà, eccentricità ed allegria, racconta la vita quotidiana come una continua commedia che non ha mai termine e i suoi lavori rappresentano una formidabile satira sui riti sociali:"Confusion è la parola della nostra epoca. Si va troppo in fretta. Ci dicono tutto quello che dobbiamo fare. Organizzano le nostre vacanze. La gente è triste. Nessuno fischietta più per strada (...) sarà sciocco, ma mi piacciono le persone che fischiettano per strada ed io stesso lo faccio. Credo che il giorno in cui non potrò più fischiettare per strada sarà una cosa gravissima". Sono gli "assurdi" ritmi quotidiani il suo bersaglio e lo centra soprattutto con Monsieur Hulot; personaggio tranquillo ed impassibile dall'aria parecchio stralunata, vestito con impermeabile, cappello, pantaloni un po' corti e immancabili pipa e ombrello. Le trame sono poco strutturate e le gag si susseguono continuamente senza avere necessariamente una logica; Tati-Hulot più che parlare borbotta esprimendosi quindi con una comicità dalla narrazione prevalentemente visiva e con una scarsa presenza dei dialoghi se non con lo stesso blaterare del protagonista; i campi di ripresa sono lunghi, le inquadrature minuziosamente costruite con un'attenzione particolare ai personaggi dislocati ai margini del campo; infine con l'intensità del sonoro, inteso non come dialogo ma suono, viene guidata l'attenzione all'interno dell'inquadratura stessa. Sostiene Rowan Atkinson, ovvero Mr. Bean:"Tra i comici post bellici, che... hanno avuto più influenza soprattutto a livello di comicità visiva, è Jacques Tati con il suo Mr. Hulot".

Jacques Tatischeff, questo il vero nome, dopo aver praticato con grande disinvoltura innumerevoli sport (boxe, equitazione, tennis, calcio ecc.) ha giocato a rugby in Francia in una squadra di serie A; ed è proprio negli ambienti sportivi che inizia con l'intrattenere i compagni con gag e pantomime. Si trasferisce quindi a Parigi dove esercita, per quindici anni, l'attività di cabarettista specializzandosi in mimica ed acrobazie. Le sue gag sono totalmente ispirate alla vita quotidiana. Nei suoi film, sei per un'intera carriera, si respira un'atmosfera di gioco per cui tutta la vita è raccontata come un momento di ricreazione. Nel 1949 il primo lungometraggio da autore-protagonista-regista "Giorno di festa", che, da vero sperimentatore del cinematografo, gira con due cineprese, una a colori ed una in bianco e nero; avrebbe dovuto essere, ed in un certo senso lo è, il primo film a colori transalpino, ma in Francia allora non era possibile stampare per come Tati intendeva; infatti egli stesso soltanto nel 1964 riuscì a curarne una rudimentale edizione a colori mentre quella definitiva è uscita postuma soltanto nel 1995. La versione originale in bianco e nero fu comunque un successo strepitoso tanto che il comico venne considerato al pari dei grandi maestri del neorealismo italiano seppur con la differenza del mezzo d'espressione: non il dramma della quotidianità ma la comicissima satira sociale. Nel film si racconta di un postino che nel tentativo di essere efficiente come i colleghi americani visti in un documentario, nell'emularli, semina un enorme scompiglio nella comunità.

Quattro anni dopo ne "Le vacanze di monsieur Hulot" inventa il suo personaggio, protagonista, in una località balneare di una divertente serie di disavventure; una curiosità, nel 1975 lo stesso regista vi aggiunge una nuova sequenza di quattro minuti. Dopo solo i primi due film al maestro francese viene riconosciuto il merito di aver riportato in auge il cinema dalla forte componente mimica già di Buster Keaton e Charlie Chaplin. Nel 1956 fonda la sua casa di produzione, la Spectra Films, e due anni dopo realizza "Mio zio", ufficialmente il suo primo film a colori. Premiato con l'Oscar come Miglior Film Straniero e con il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, Tati ottiene pieno riconoscimento non solo dal pubblico ma anche dalla critica; i suoi tre film diventano tutti molto popolari e il fatto di esserne lui stesso il protagonista ne fecero una celebrità. Dopo questi successi ci vorrano ben nove anni prima che realizzi l'audace "Play Time-Tempo di divertimento"; la genesi di questo lavoro fu "omerica": il progetto prevedeva la costruzione alla periferia di Parigi di una città nel vero senso della parola, Tativille, con strade asfaltate e impianti funzionanti, da sfruttare successivamente come centro di produzione cinematografica, ma così non è stato; Tati girò la pellicola su settanta millimetri e cinque piste stereo, si indebitò così tanto da rovinarcisi la carriera; nella storia prevalgono come sempre le immagine sulla parola e le gag sono sparpagliate simultaneamente nella stessa sequenza; la versione originale durava 152 minuti ma è stata ridotta dopo il fiasco da Tati stesso a 137, quella italiana è di 114 minuti. Scrive Truffaut: "Un film che viene da un altro pianeta... l'Europa del 1968 filmata da un Lumière marziano". Considerato un capolavoro, l'ostinazione dell'autore a proporlo soltanto nelle sale equipaggiate con i proiettori da settanta millimetri ne ha ridotto drasticamente le possibilità distributive tanto che Tati, perseguitato dai debiti sarà costretto a vendere i diritti di tutti i film precedenti all'asta per una cifra irrisoria.

Nel 1971 è la volta di "Monsieur Hulot nel caos del traffico"; borbottante parole incomprensibili, stralunato più che mai, il cineasta ci ripropone un meccanismo ben oliato che forse nulla aggiunge a quanto già fatto nei lavori precedenti se non una buona dose di sorrisi; nel frattempo fallisce la sua casa di produzione. Ultimo lavoro, "Il circo di Tati", è stato girato per la tv svedese e poi trasferito in pellicola per il cinema; è una raccolta di tutte le sue pantomime sotto il tendone di un circo ma rappresenta anche un esperimento di tecniche di linguaggio nuove tra cui le riprese con la telecamera. Tra il 1977 e l'82 lavora alla realizzazione del nuovo film "Confusion" ma non riuscirà mai a realizzarlo. Jacques Tati non è stato soltanto uno showman protagonista di storie esilaranti e spesso surreali, ma è stato soprattutto un cineasta tecnico e sperimentatore, capace di impiegare procedimenti per la ripresa a colori e formati di pellicola spesso inusuali e comunque all'avanguardia.



Filmografia:

"Oscar, campione di tennis", cortometraggio, 1932;
"Allegra domenica", cortometraggio, 1935;
"La scuola dei postini", cortometraggio, 1947;
"Giorno di festa", 1949;
"Le vacanze di monsieur Hulot", 1953;
"Mio zio", 1958;
"Play Time-Tempo di divertimento", 1967;
"Monsieur Hulot nel caos del traffico", 1971;
"Il circo di Tati", 1974;
"Giorno di festa", versione restaurata a colori, 1995




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